Lun. Lug 22nd, 2024

I ricordi del Professore Antonino Russo lo riportano sui banchi delle elementari, quando le manganellate le dava il maestro e si chiamavano malamente: metodo educativo.

Negli anni quaranta alla scuola elementare si scriveva col pennino intinto nel calamaio pieno d’inchiostro.
Comprando i quaderni che costavano meno, quelli confezionati con carta scadente, calcando un poco la mano per incidere le parole, il pennino bucava il foglio e alla fine la pagina mostrava un mosaico di macchie alquanto scomposto.
Il mio maestro allora distribuiva bacchettate sulle mani di noi poveri disgraziati che mostravamo le pagine dei quaderni bucate dai pennini.

Se uno ritirava la mano per evitare la bacchettata, questa lo colpiva in testa. Quando il maestro arrivava in ritardo il bidello ci mandava via. Se vedevamo il maestro arrivare cl nascondevano dietro il monumento al caduti che stava al centro del largo piazzale e giravamo intorno alto stesso a mano a mano che il maestro avanzava.
Poi andavamo via di corsa a casa.
In questo modo, per fortuna, la colpa era del bidello che ci aveva esonerato di sua iniziativa dalle lezioni.
Quel giorno di inaspettata vacanza era sommamente gradito. Certamente la mia cefalea sarà conseguenza di quelle botte in testa. E oggi per questi mal di testa di cui soffro devo anche ringraziare quel mio maestro delle elementari.
Poi dicono che la scuola di una volta era migliore! Io allora ho acchiappato schiaffoni e bacchettate a morire: se questa era la scuola migliore, quale era la peggiore?

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Di Antonino Russo

Bagherese del ‘36, nel 1959 si trasferisce a Napoli per insegnare in una “elementare” nel popolare e pittoresco rione Vergini - Sanità. Si lascia coinvolgere dai fermenti culturali di Bagheria, dandosi proficuamente alla poesia, ma anche alla saggistica e alla narrativa. Collabora con numerose testate, è sociologo dal 1990.