Lun. Lug 22nd, 2024

I ricordi e le descrizioni di una Bagheria ormai del secolo scorso, stridono con la realtà odierna, con le immagini di questa città abbandonata a se stessa.

Quando ero ragazzo la zona tre portoni era per me un punto di riferimento importante perché di fronte, nel Corso Butera, abitavano i miei nonni materni. Io li andavo sempre a trovare perchè avevano le galline e a me piaceva osservare quegli animali, poi la zia ogni tanto mi faceva bere un uovo appena deposto. A me piaceva molto, spesso allora la fame era tanta.
Nella zona dei tre portoni vi è la chiesa di San Pietro. Il palazzo, con al centro la chiesa, è stato fatto costruire da Pietro Scaduto nel 1881. La chiesa, pur essendo nata come cappella privata, è stata aperta al culto il 16 dicembre sempre di quell’anno. Quando alla fine dell’ottocento è stato affrescato il soffitto del salone di villa Cattolica con medaglioni sulle ville di Bagheria, il pittore dell’epoca ha raffigurato il palazzo di don Pietro Scaduto con accanto i tre portoni, anche se questi ultimi erano stati ormai demoliti. Il pittore, ha disegnato i tre portoni in linea con il palazzo di don Pietro Scaduto, mentre, come sappiamo, essi erano erano in linea con l’ingresso alla via Palagonia, quindi in maniera obliqua rispetto al corso Butera. La denominazione tre portoni è rimasta nella zona della odierna confluenza delle via Mattarella col corso Butera. E’ utile per indicare la zona mediana del corso Butera che una volta divideva in due il paese.

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Di Antonino Russo

Bagherese del ‘36, nel 1959 si trasferisce a Napoli per insegnare in una “elementare” nel popolare e pittoresco rione Vergini - Sanità. Si lascia coinvolgere dai fermenti culturali di Bagheria, dandosi proficuamente alla poesia, ma anche alla saggistica e alla narrativa. Collabora con numerose testate, è sociologo dal 1990.