Lun. Lug 22nd, 2024

In questo cammino verso la normalità, molti di questi episodi vi sono taciuti. Il silenzio su queste cose è complice ed in nessun modo può esser giustificato.

Poco prima degli eventi natalizi Bagheria era sotto l’occhio del ciclone con associazioni di cittadini raccoltisi nel coordinamento ReteCivica che chiedevano un incontro col Sindaco per l’emergenza sicurezza in città. In quella occasione si fece orecchio da mercante. Per meri motivi politici si decise di non incontrare questi cittadini non accreditarli nonostante i sindacati confederati ne avessero sposato le istanze e si presentassero uniti a chiedere e proporre una serie di soluzioni.

Tra i motivi del mancato ascolto anche la necessità di non guastare l’immagine da mondo incantato dei Mini Pony, che si racconta in modo fraudolento.
Inutile fare notare come i silenzi sono tanto simili concettualmente all’omertà, e l’omertà sia legata a fenomeni più delineati.

Ebbene in questa ottica si inseriscono i silenzi su una baby gang che avrebbe terrorizzato Villa San Cataldo (fiore all’occhiello del recupero della città, secondo loro) tanto da richiedere l’intervento di una associazione di volontariato che facesse presidio fisso fino agli eventi natalizi che al momento hanno fatto da post quem, avendo scoraggiato i giovani facinorosi.

Ancora silenzi sui furti di mini-car parcheggiate davanti il liceo scientifico di Bagheria, il “D’Alessandro”, almeno due gli episodi, uno recentissimo e l’altro risalente a qualche mese fa. In un caso ci sarebbe anche un video girato dai ragazzi che cercano di scoraggiare i ladri. I tentativi di furto con relativo danneggiamento sarebbero però più numerosi. Viene in mente l’idilliaca immagine della cittadella dello studente prevista in zona, in cui in alcune aule si potrebbe insegnare il furto con scasso e quello con destrezza, coi fondi del BRDS (Bottino Raccolto Durante Scorribande).


L’episodio più recente nel giorno del 40esimo anniversario della marcia antimafia, il fuoco nei bagni pubblici abbandonati di corso Umberto.

Che sia doloso oppure no poco cambia, perché è comunque un avvenimento emblematico.
Un ricettacolo di rifiuti abbandonati e nascosti, seppure sotto gli occhi di tutti, in una struttura che, qualora ci fossero flussi di turisti veri (e non quelli immaginari di questa amministrazione), potrebbe essere segno di civiltà, ma al cui recupero si sono preferiti i cenotafi spacciati per panchine e i relativi paletti, che, se ben lubrificati ci sarebbe da suggerire dove posizionarli (a pensarci anche a secco), oggetto ieri mattina dell’ennesimo intervento di manutenzione (serve un suggeritore: gli interventi sempre dopo le nostre segnalazioni. Ci voleva un consulente che invece di portare i voti della famiglia, portava i voti dei cittadini sodisfatti).

E saranno solo le telecamere dei privati (perché quest’altra storia delle telecamere utili nasconde l’ennesimo fallimento, funzionandone pochissime) a stabilire se a dare fuoco ai rifiuti sono stati ancora una volta i giovani che allietano il corso con le lezioni di buone maniere peripatetiche, o qualcuno che non avendone (di buone maniere) ha mancato il raccogli-cicca (ma ci sono? Perché il proclama fu fatto due mesi fa) e l’ha lanciata dove ha innescato le fiamme.

#bravofillippocomplimenti #bagherianonecomunepertutti

    Di Ignazio Soresi

    Classe 1969. Si forma dai gesuiti a Palermo. Studia Economia e Commercio, Scienze Politiche, Scienze Biologiche ed in età matura, Beni Culturali ad indirizzo Storico/archeologico. Opera in ambito turistico. Ha collaborato con diverse testate.