La vicenda della cessazione dell’attività dell’associazione Bagnera, è fortemente legata alla politica locale, alla sopravvivenza del civismo, ai legami di questa amministrazione con le consorterie (ancor prima che con le segreterie di partito), che le garantirebbero quella continuità di cui il sindaco parlava nella conferenza di fine d’anno.
Una vicenda che coinvolge anche il Museo Guttuso e la sua gestione.
Aldilà dei proclami infatti, negli anni, il suo sviluppo internazionale, quello che il nome dell’artista potrebbe garantire, è stato limitato da una visione volutamente ottusa, finendo per trasformare la struttura in feudo di una di quelle consorterie.
Tutti ne parlano! Tutti dicono di sapere gli eventuali legami e gli interessi che si giocano sul Museo Guttuso e sul nuovo Museo del Cinema a Palazzo Cutò! Tutti giurano di sapere i nomi dei nuovi direttori di queste due strutture, nomi che esulerebbero dal merito ma andrebbero nella direzione dell’appartenenza, in favore di qualche ammiocuggino. Eppure Bagheria è questa: indignazione da bar e poi silenzio perché magari un giorno quel favore poterebbe toccare a me, potrei essere uno di quei costruttori, di quei progettisti, di quegli investitori stranieri, di quegli imprenditori della musica o del gusto, di quelle associazioni sportive o di volontariato, di quei convivali, di quei consiglieri comunali di opposizione a cui si approvano mozioni inutili ottenendo taciti consensi o anche di quei semplici cittadini che otterrebbero vantaggi vari (alcuni di natura propriamente economica) da questa amministrazione.
Ed è in questa ottica che pare si possa leggere la vicenda di Angelo Restivo e dell’Associazione Bagnera dedicata all’illustre membro di questa comunità bagherese contro la cui memoria si sta combattendo una immotivata guerra cosi come contro i poeti futuristi nostri concittadini, Castrense Civello e Giacomo Giardina.
Restivo da molti anni gestisce un’ala di Palazzo Cutò dove conserva una vera e propria wunderkammer ricchissima e eterogenea (di cui potere leggere qui) per la quale ha più volte richiesto il riconoscimento del valore storico e culturale dalla Sovrintendenza dei Beni Culturali, che l’avrebbe posta sotto tutela, cosa che però, molto opportunamente, non è mai arrivata.
Basta avere nel cerchio magico della Kultura bagherese gente che conosce i corridoi della sovrintendenza come le proprie tasche? Certi fatti successi parrebbero confermare.
Piccolo inciso: è la stessa sovrintendenza che non ha mai sollecitato la NECESSARIA indizione del concorso per il nuovo direttore del Museo Guttuso lasciandolo di fatto nella completa disponibilità del cerchio magico di cui sopra (quello che conoscerebbe quei corridoi), che ne limita, aldilà della becera propaganda, lo sviluppo moderno che meriterebbe.
L’Associazione Bagnera chiuderà i battenti, perché il Comune di Bagheria la sfratta dai locali a Palazzo Cutò, ottenuti in comodato d’uso gratuito, per fare posto ad un Museo del Cinema (per il quale starebbe elemosinando pezzi dalle collezione private compresa quella di Restivo, perché non avrebbe sufficiente materiale da esporre) che sarebbe poi diretto in qualche modo dal cerchio magico della Kultura o da suoi affini.
Questa è voce di popolo, e, come si direbbe nel medio evo, potrebbe essere voce di Dio. Il medio evo, e già… Perché la gestione della politica cittadina è certamente tornata al medio evo con il suo FEUDO, i signorotti, le regalie, le corporazioni, i vassalli e… gli ammiocuggino.
La K sulla parola Kultura non è ovviamente casuale: chi gestisce a Bagheria la Kultura con questo metodo (forse un po’ troppo cuffariano)? Da quale castello proverrebbero i vassalli che otterrebbero cariche e benefici? Se tutto continua così, basterà aspettare ed ottenere conferma a queste voci.
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