A ridare voce alle attualissime dichiarazione del magistrato ucciso dalla mafia è l’I.S.S.P.E, con uno studio archivistico che ha restituito un importante documento.
Correva l’anno1989, il 14 gennaio, e l’Istituto Siciliano di Studi Politici ed Economici, organizzava a Palermo nella Sala delle Lapidi il convegno dal titolo “1992 in Europa senza mafia”.
Lo stesso Istituto, 44 anni dopo, ritrova il dattiloscritto originale dell’intervento di Paolo Borsellino, relatore imprescindibile di quella occasione (alla quale chi scrive era presente n.d.r.), e ne ripropone l’attualità durante la presentazione del pamphlet “La mafia e il potere”, avvenuta ieri, il 19 gennaio (giorno del compleanno del magistrato), presso i locali della Fondazione Società Siciliana per la Storia Patria che riapre per l’occasione, dopo anni di inattività per mancanza di fondi.

In una sala gremita da autorità politiche e militari, insieme al Senatore Raoul Russo, all’Avv. Fabio Trizzino, legale della famiglia Borsellino, al Procuratore della Repubblica di Palermo, il Dott. Maurizio De Lucia, all’On. Carolina Varchi, l’attuale Presidente dell’ISSPE, Francesco Paolo Ciulla ha rievocato i legami con la quotidiana realtà, di quel discorso in quel convegno che nel titolo portava già il nefasto presagio dell’anno dell’inizio della stagione delle stragi di cui anche e principalmente Borsellino, sarà vittima.

(Il magistrato)… Mette in guardia dal credere che il “vero centro motore” della mafia si sia spostato fuori dalla Sicilia o che la mafia sia riducibile al solo traffico di droga. Pur riconoscendo l’enorme potenza economica derivante dagli stupefacenti, Borsellino ribadisce che la mafia esisteva prima della droga e continuerà ad esistere anche dopo, poiché la sua vera essenza risiede nel rigido controllo del territorio. Questo controllo si manifesta attraverso estorsioni, appalti, sfruttamento delle risorse e infiltrazioni nelle pubbliche amministrazioni, trasformando la “famiglia” mafiosa in un vero e proprio “Stato nello Stato”.
Quante sono le amministrazioni locali, in centri più o meno piccoli, dove i servizi vengono erogati come favori o in cui si creano dipendenze dal potere costituito che, così, garantisce consorterie e ammiocuggino vari?
Ebbene in queste realtà di privilegi si annidano gli ovuli culturali di una mafia mai sopita, che appaiono tragicamente terribili soprattutto in quei territori dove la mafia è stata molto più che presente e dove certi personaggi non avrebbero dovuto mai più essere nemmeno nominati.
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