Lun. Lug 22nd, 2024


A quasi 44 anni dalla tragedia, mentre i cieli dell’Italia meridionale, per un sera, ospitano misteri più ameni, un’ intervista in esclusiva Rai nella nuova trasmissione di Massimo Giletti confermerebbe lo scenario di guerra ma soprattutto le volontà di depistaggio. La strage di Ustica per me fu uno dei traumi del passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza, scoprendo in certe immagini in tv, che anche i bambini possono morire.

A parlare sarebbe un addetto militare in servizio all’ambasciata francese a Roma alla fine degli anni ’80. Furono i suoi superiori militari francesi a ordinargli nel 1990 di non consegnare ai colleghi italiani dello Stato maggiore dell’Aeronautica i tracciati radar della base aerea di Solenzara, in Corsica, relativi alla sera del 27 giugno di 10 anni prima.  Le rivelazioni sarebbero contenute in una videro intevista che andrà in onda nella prima puntata del ritorno di Giletti in televisione proprio a ridosso della data terribile:
mi fu detto di riferire che la base era chiusa e il radar di Solenzara era in manutenzione.

La vicenda di cui ricorre in questi giorni il 44° tragico anniversario ha per me un significato particolare.
Nella vita di molti di noi, bambini negli anni ‘70, spesso il ricordo di certi avvenimenti, è indissolubilmente legato al bianco e nero delle immagini televisive. Io passavo moltissimo tempo davanti al tubo catodico, e certi programmi hanno scandito così alcune fasi della mia crescita, come pare abbiano fatto per molti miei coevi, figli di quella borghesia per cui quattro calci ad un pallone in piazza, significava mischiarsi coi proletari.
La tv dei ragazzi” mi ha sempre attirato profondamente, ma anche “i programmi dell’accesso” e persino “protestantesimo”, erano icone entrate anche nel linguaggio comune. E in quegli anni, la televisione offriva spunti culturali importanti, e mai una digressione nel volgare. Lo sdoganamento di Drusilla, pare poca roba rispetto al travestitismo di Paolo Poli. Era la cronaca che la faceva comunque da padrona, erano gli anni di piombo, quelli del banditismo del nord Italia, della Magliana, dell’anonima Sarda, parole e racconti che non mi sfioravano mentre Geronimo assediava il mio bellissimo Fort Apache di legno, dove i cowboy “italiani” (così chiamavo i soldatini di pistoleri “borghesi”per distinguerli dai cavalleggeri nordisti o sudisti) combattevano gli indiani selvaggi. Amai moltissimo un documentario sulla scoperta di Troia da parte di Schliemann, andato in onda prima della riproposizione dello sceneggiato dell’Odissea, e ancora le storie sul triangolo delle Bermuda di alcuni documentari più audaci, e quindi le mirabolanti avventure di Saturnino Farandola.
Tutti perdemmo definitivamente però, ( ma lo scoprimmo vent’anni dopo) l’abbraccio rassicurante dello stato che avrebbe messo i suoi figli al di sopra di tutto.

Dallo stesso televisore nella casa di villeggiatura da cui apprenderò, decenni dopo gli eventi di via D’Amelio, vidi le immagini dei corpi galleggianti, e le cronache dei ritrovamenti. Non erano stati gli Ufo, non erano stati inghiottiti da una distorsione spazio-temporale, come aveva immaginato la mia fantasia fanciullesca.
Ma erano morti… tutti! Esplosi, morti nell’impatto, alcuni parsero anche annegati (ipotesi smentita dalle 7 autopsie sui 39 corpi recuperati), ed erano in quel mare che aveva fino a quel momento fatto da cornice ai miei momenti più spensierati delle gite in cabinato con mio padre, ai bagni a Cala Rossa a Terrasini, o alla spiaggia del Magaggiari a Cinisi.
Quel mare che oggi riporta altri corpi e altre colpe.

Fu la consapevolezza della morte vera sbattuta in faccia a tutti, senza filtri, a fare la differenza.

Si tentava di intercettare, per abbatterlo, il colonnello Gheddafi, secondo le dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, rilasciate moltissimi anni dopo… e pensando alla fine che proprio a Gheddafi hanno fatto fare, ci si chiede ancora di più se quegli 81 morti, non furono prezzo inutilmente alto per l’Italia.
La morte di quei 13 bambini e dell’ingenuità di decine di migliaia di altri, molti anni dopo quando barlumi di verità vennero fuori, è tra gli eventi nefasti che hanno creato generazioni di disillusi.

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Di Ignazio Soresi

Classe 1969. Si forma dai gesuiti a Palermo. Studia Economia e Commercio, Scienze Politiche, Scienze Biologiche ed in età matura, Beni Culturali ad indirizzo Storico/archeologico. Opera in ambito turistico. Ha collaborato con diverse testate.