di Nicolò Benfante
Dottore commercialista, Esperto enti locali
Recentemente un articolo, pubblicato sul Sole 24 ore del 22 dicembre 2025, metteva a confronto la differenza dei risultati di amministrazione dei comuni tra Nord e Sud. Le motivazioni che emergono delineano una situazione allarmante della condizione finanziaria degli enti.
Secondo l’articolo citato, “dai rendiconti 2024 trasmessi alla Bdap al 16 dicembre 2025, che coprono il 99% degli enti, emerge un avanzo di amministrazione complessivo a livello nazionale pari a 762.769.317,84 euro”.
Questa cifra è il prodotto di risultati di avanzi di amministrazione di enti che sul piano territoriale rilevano una forte divergenza e discrepanza finanziaria.
Infatti i dati del Nord riportano, dai numeri dei consuntivi, avanzi liberi per circa 3,916 miliardi di euro, mentre i dati a consuntivo del Centro-Sud evidenziano un disavanzo pari ad € 3,153 miliardi. Il differenziale evidenzia un Paese diviso in due; infatti su circa 7900 comuni il rapporto rileva che il 49,57% dei comuni del Nord registra un avanzo libero, mentre il resto dei comuni registra un 40% di disavanzo.
Il fenomeno delle crisi finanziarie negli enti locali è da molti anni oggetto di analisi e considerazione della politica e delle istituzioni in ragione degli effetti negativi che si concretizzano sulle comunità; siffatta realtà appare ancora più evidente e particolarmente concentrata nelle regioni del Mezzogiorno dove ormai le criticità sono strutturali e rappresentano una situazione di diffusa e costante deficitarietà dell’ente.
Sinteticamente, nel prosieguo di questa analisi, si intende mettere in luce la correlazione e la diffusione dei casi di default finanziario delle istituzioni, particolarmente marcata al Sud.
- Perché il Nord produce pochi dissesti finanziari degli enti locali ?
- Perché il Sud dichiara un elevato numero di dissesti degli enti locali ?
Si parla di dissesto finanziario quando l’ente locale non è più in grado di svolgere le proprie funzioni ed erogare servizi indispensabili, oltre ad avere difficoltà nell’assolvere ai debiti. Questa procedura è definita dall’articolo 244 del testo unico degli enti locali (Tuel), che al comma 1 recita: “Si ha stato di dissesto finanziario se l’ente non può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili ovvero esistono nei confronti dell’ente locale crediti liquidi ed esigibili di terzi cui non si possa fare validamente fronte con le modalità di cui all’articolo 193, nonché con le modalità di cui all’articolo 194 per le fattispecie ivi previste.”
- L’art. 193 riguarda il mantenimento degli equilibri di bilancio;
- L’art. 194 riguarda il riconoscimento dei debiti fuori bilancio.
Proprio i debiti fuori bilancio rappresentano in Italia, un sintomo negativo per lo stato di salute della finanza locale, soprattutto rilevante nel Mezzogiorno dove i debiti dei comuni del Sud sono superiore ai 10 miliardi, a causa dell’andamento esponenziale dei dissesti
Qual è la causa di tale indebitamento?
La motivazione è sicuramente da ricercare nei bilanci di tutti quei comuni che non hanno i conti in equilibrio. Sono 1.777 i comuni che non hanno i conti in equilibrio a fine 2023. Come pure fonti del 2024 e 2025 parlano di circa 470 enti locali in difficoltà finanziaria, con un’incidenza maggiore in Sud Italia e nei piccoli comuni. Anche se la Lombardia rappresenta la Regione con il più alto tasso di debiti fuori bilancio su un numero considerevole di comuni (1506) oltre a mantenere un’alta riscossione di tributi. Il continuo aumento di debiti fuori bilancio dei comuni, per causa di spese non previste sta alimentando l’indebitamento pubblico.
Le conseguenze?
Considerando che la manovra prevista per il 2026 si aggira intorno ai 22 miliardi di euro, l’entità dell’indebitamento pubblico appare particolarmente significativa.
Secondo le rilevazioni della Banca d’Italia, i debiti complessivi di tutti i comuni italiani sono scesi intorno ai 30,8 miliardi nel 2024, un valore inferiore rispetto ai 35 miliardi e 673 milioni del 2019 e ai 37 miliardi e 955 milioni del 2018. Questo rappresenta anche una notevole diminuzione rispetto al picco debitorio del 2011, quando il debito aveva raggiunto i 48 miliardi e 695 milioni di euro.
Ma il problema sono solo i debiti fuori bilancio dei comuni?
Ritengo che i debiti fuori bilancio, sono anche un problema conseguente di fattori che interagiscono sull’equilibrio di bilancio. Occorre rivedere in assoluto il verificarsi delle stime di entrata, perché laddove si verifica un calo delle entrate la finanza locale va in tilt. Le conseguenze sono determinate da:
- Tagli ai trasferimenti statali: La riduzione dei fondi che lo Stato invia agli enti locali grava sui bilanci comunali.
- Crisi economiche e impatto dell’inflazione: Periodi di recessione e l’aumento dei prezzi (es. energia, carburanti) erodono il potere d’acquisto e aumentano i costi di gestione, senza sempre compensare con maggiori incassi.
- Problemi di riscossione: Una gestione inefficiente del ciclo delle entrate e una bassa capacità di riscossione di tributi e tariffe sono spesso cause interne significative.
- Vincoli di bilancio e legislazione: Le regole sulla finanza pubblica, i debiti pregressi e le sentenze della Corte Costituzionale possono limitare la gestione finanziaria.
- Erogazione di servizi di bassa qualità: Quando i servizi non migliorano nonostante l’aumento delle imposte, si crea una “distruzione di valore” e si percepisce una minore efficacia del prelievo.
Le Conseguenze per i cittadini:
- Aumento delle imposte locali (TARI, IMU).
- Riduzione della qualità e quantità dei servizi offerti (trasporti, manutenzione, ecc.).
- Difficoltà finanziarie per i comuni, a volte portando al dissesto finanziario.
Certamente se permangono le attuali condizioni per gli enti locali del Centro-Sud, il disavanzo di amministrazione impatterebbe pesantemente sul surplus del debito pubblico e rappresenterebbe un cancro difficile da asportare con un gap sempre più marcato per un Paese diviso in due come meglio risulta dal differenziale rappresentato in premessa.