di Salvatore Aiello
Oggi sembra quasi dimenticata. Eppure l’attrice Silvana Pampanini segnò un’epoca cinematografica e quindi anche culturale della società italiana del secondo dopoguerra. Nata a Roma il 25 settembre 1925, la Pampanini fu indirizzata a studi canori. Nipote del soprano Rosetta Pampanini (1896-1973),
la giovane Silvana si diplomò in canto lirico al Conservatorio di Santa Cecilia.
A differenza delle sue colleghe attrici Silvana sapeva cantare, e sapeva cantare anche bene. Ma per quei tempi la sua bellezza era davvero prorompente e provocante, e la voce passò in secondo piano.
Nel 1946 partecipò al concorso di bellezza Miss Italia. Non vinse il concorso, ma conquistò il pubblico e il
cinema, che ne volle assolutamente fare una diva. I primi film furono infatti film musicali.

La Pampanini diventò il vero sex symbol della donna italiana in un periodo che potremmo definire tra il 1947 e il 1956. La vera icona di bellezza fu lei: spopolò nei rotocalchi e nelle pellicole come la più desiderata d’Italia. Prima che si affermassero Gina Lollobrigida e Sophia Loren, la Pampanini fu la vera diva che conquistò gli italiani del dopoguerra desiderosi di rinascita e speranzosi nel futuro. Silvana Pampanini a differenza delle colleghe “maggiorate fisiche” non riuscì però a lavorare ad Hollywood, mancando così la sua affermazione di attrice mediterranea presso i set americani. Forse per questo la sua stella cessò presto di brillare.

In compenso lavorò moltissimo in Francia, nel sud America, in Spagna e in altri paesi d’Europa. La Francia la soprannominò Ninì Pampam, giocando linguisticamente sul suo cognome. Anche la televisione la vide protagonista per molti anni fino agli anni 2000.
Nel 1996 pubblicò la sua autobiografia “Scandalosamente perbene”, in cui si immaginava interloquire con i grandi poeti di fama mondiale del novecento.
“Essere una persona perbene, oggi è uno scandalo”, così affermava sovente l’attrice. Donna di fede cattolica, assistette con pazienza i genitori anziani e secondo alcune testimonianze anche i suoceri del promesso marito, che morì un mese prima delle nozze. La Pampanini non si sposò più e non ebbe mai
figli. Gli furono attribuiti tuttavia molti flirt con molti divi del tempo tra cui Orson Welles, Tyrone Power, William Holden. Per tempo si credette che la canzone Malafemmina del grande Totò fosse rivolta a lei. Il Principe De Curtis infatti corteggiava la Pampanini conosciuta sul set del film 47 morto che parla (1950), ma in realtà la canzone era dedicata a Liliana Castagnola, di cui il principe era innamorato.

Nel 2003 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferì alla Pampanini l’alta onorificenza “Grande ufficiale dell’ordine al merito della Repubblica italiana” per meriti culturali.
Silvana Pampanini è stata una vera istituzione del nostro costume, del nostro cinema e della nostra cultura. Ha lavorato con tutti i più grandi da Totò a Jean Gabin, da Alberto Sordi a Henri Vidal, da Amedeo Nazzari a Buster Keaton.
E’ stata una delle figure che ha caratterizzato l’Italia degli anni 40’ e 50’, che ha fatto sognare un’intera generazione al cinematografo, che ha portato alto il nostro cinema con interpretazioni oggi tutte da riscoprire perché dotate di una bellezza che non invecchia ma che nel tempo resta affascinante.
Silvana Pampanini ci lasciò il 6 gennaio 2016, all’età di 90 anni. Era molto amata dalla gente, che partecipò numerosa ai suoi funerali. Pochi invece i volti dello spettacolo, indice di una vera antidiva che apparteneva più al popolo che alle grandi star.
Con lei si spense una testimone di un tempo che oggi appare davvero lontano e irripetibile. Ci sembrava giusto ricordarla, a dieci anni di distanza, con la speranza che venga riscoperta la sua arte e il suo cinema.
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