Dom. Feb 8th, 2026

L’ultima pubblicazione della storica dell’arte dott. Lisa Sciortino, autrice di numerosi studi, riguarda l’inedita “Pietà” di cartapesta, custodita nella chiesa delle Anime Sante di Bagheria e riconducibile al XVIII secolo, che da oggi può godere della giusta notorietà.

Nell’appassionato saggio, pubblicato sulla rivista scientifica “AboutArt online” e gratuitamente fruibile e scaricabile qui, la Sciortino presenta l’opera che raffigura la Madonna seduta su una roccia che accoglie sulle ginocchia il Figlio e traduce nella cartapesta l’angoscia della morte dell’Uomo-Dio nelle braccia della Madre. Maria, dalla monumentalità quasi scultorea, indossa vesti ricche di panneggi, morbido giaciglio per Gesù che vi è adagiato, con gli occhi socchiusi.

Scrive la studiosa: “La raffigurazione si riconosce nel ‘Vesperbild’, letteralmente ‘immagine del Vespro’, soggetto iconografico che ebbe larga fortuna nel corso del Trecento nell’Europa centrale di lingua tedesca e che rappresenta la Madonna seduta che sostiene sulle proprie gambe il corpo senza vita di Gesù”.

L’intera superficie dell’opera è interessata da alterazioni di matrice antropica come le pesanti e ripetute ridipinture a smalto, alterate dall’ossidazione, gli incollaggi e i rimaneggiamenti da riferire a precedenti interventi sul manufatto. Presenta, inoltre, significative sezioni mancanti pertanto l’auspicabile restauro restituirebbe la “Pietà”all’originaria qualità artistica riportando in luce la forte cromia che accentuava la carica volutamente drammatica e coinvolgente dell’opera.

Continua la Sciortino: “Decisamente insufficientemente studiata ma senza dubbio sorprendente, la scultura in cartapesta è molto spesso gelosamente custodita in chiese e musei e testimonia l’importanza, la diffusione e la versatilità di questo materiale, duttile e leggero, apprezzato dai più grandi artisti sin dal Rinascimento. Recuperare e riconsegnare alla comunità un’opera oggetto di devozione e preghiera significa fare concreta memoria del passato e tramandarla al meglio alle future generazioni”. La studiosa ringrazia il parroco don Antonino Bruno per la disponibilità mostrata durante le fasi di ricerca e il sig. Lorenzo Rizzo per i preziosi riferimenti storici.

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Di Redazione

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